CD 2018

C'è qui qualcosa che ti riguarda

 
del.icio.us


C’E’ QUI QUALCOSA CHE TI RIGUARDA di Patrizia Laquidara

Recensione di Armando Bertollo



“…In un mondo imperfetto / si chiude un sipario / se ne aprirà un altro / siediti e ascolta…” (Acciaio). “Io sono caduta / da mille marciapiedi/ pensando / fossero abissi / e sono rimasta / sull’orlo di pozzanghere / sognando / fossero scogliere / vedi, sono pronta / a mille e più cadute /sai, io non mollo mai…” (Marciapiedi). Ecco, già da questi brevi incisi si può intuire di che pasta sia fatta la cantautrice Patrizia Laquidara, che il 26 ottobre scorso ha pubblicato, sette anni dopo “Il Canto dell’Anguana”, il suo quarto Album, “C’é qui qualcosa che ti riguarda”.

Non è facile per nessun artista rimettersi in gioco senza ripetersi né tradire se stesso. Il percorso che permette la metamorfosi creativa ed artistica è sempre pieno di incertezze, timori, dubbi, ripensamenti. Sentirsi ‘giusti’, per un artista, è il più delle volte un’aspirazione e molto di rado un’intima consapevolezza. E non potrebbe essere diversamente. Si tratta di livelli non comuni di sensibilità, e pertanto di senso critico, che nei confronti del proprio lavoro deve essere inesorabile. Questa è una prima considerazione. Poi c’é il confronto con la vita reale, dalla quale l’artista ogni giorno si nutre, prende spunti, riflette e attende che l’opera che sarà lo chiami in causa, si decida a prenderlo in considerazione per realizzarsi attraverso di lui. E’ in questo atteggiamento di attesa che l’artista di qualità, non marchettaro, arriva a distinguersi. L’opera arriva quando è il momento, non prima, non dopo. Arriva quando si è amato e sofferto a sufficienza per trascendere e cantare tutta la propria gioia e tutta la propria rabbia, tutto il proprio dolore: “…e ha bagnato con il suo pianto / tanti vetri e i pavimenti / poi è diventata un cigno / chi l’ha vista che nuotava / tra le stanze della casa / ha pensato fosse magica…” (Il cigno). Quando, appunto, le proprie emozioni positive e negative sono diventate immagini, parole e suoni con i quali poter giocare senza più il timore che possano farti ancora male, oppure privarti di una gioia che stavi provando. L’opera arriva quando c’é la… distanza: “…sarai vastissima nell’universo / tra tanto tempo o forse un millennio / ricorderai com’era bello, bello, bello mondo /quando ritroveranno i nostri resti / nel fondo più scuro dell’armadio…” (Bello Mondo). L’opera arriva quando si smette di cercare, ma (ancora) si crede: “…macerie scarti rimossi / lì dove credi che tutto finisca / lì dove credi / lì si ricomincia… “ (C’é qui qualcosa che ti riguarda). L’opera è un percorso che si realizza quando è il momento giusto e, in certi casi, quando avvengono gli incontri giusti. Aspetto quest’ultimo imprescindibile se si tratta, come questo, di un lavoro che richiede necessariamente di riunire il talento e la professionalità di più persone. Patrizia Laquidara, con “C’é qui qualcosa che ti riguarda”, è riuscita a portare a compimento un’opera che può essere considerata il suo “8eMezzo”. Suggerisco questo impegnativo accostamento per una serie di sottili analogie che probabilmente possono essere colte soprattutto dagli artisti, quando ad un certo punto della loro carriera attraversano certe esperienze.

Una particolare cura dei testi, decisamente belli, anche solo ad essere letti, un uso rinnovato della voce, maggiormente orientata verso l’espressività e l’intensità, una sequenza di melodie che si rifanno alla migliore canzone d’autore della tradizione pop italiana, arricchite dalla presenza di molti strumenti e suoni in continuo dialogo tra presente e passato, tradizione e contemporaneità, musica pop, elettronica e musica colta: sono tutti elementi di una felice alchimia che Patrizia Laquidara ha pienamente raggiunto anche grazie all’essersi affidata, per la Direzione Artistica e la Coproduzione, al Maestro Alfonso Santimone, musicista/compositore eclettico e coltissimo, uno dei componenti del “Roberto Gatto Perfect Trio” - scusate se vi sembra poco -, e ad un gruppo di musicisti e collaboratori di altissimo livello (tre brani sono firmati rispettivamente da Tony Canto, Davide Garattoni, Joe Barbieri). Eccellente pure la qualità del suono, pregio non scontato, quando si tratta di produzioni indipendenti (il Mastering è stato realizzato al Basement Studio di Federico Pelle).

“C’é qui qualcosa che ti riguarda” è senza dubbio un Album d’Autore. Ma per quanto riguarda il genere musicale, si fa più fatica ad essere precisi. Musica Pop? Certo, ma non solo. Contaminazione? Certo, ma non basta. D’avanguardia? Anche: provate ad ascoltare bene gli arrangiamenti e la ricerca sul suono, nonché come sono composte la maggior parte delle canzoni, e provate ad elencare le citazioni, le stratificazioni, le variazioni, i rimandi che riuscirete a scoprire. Concept Album? Sicuro: quando lo si ascolta integralmente più volte - consiglio di prendersi il tempo per farlo -, si fa poi sempre più fatica ad immaginarlo composto da singole tracce. La coerenza e la compattezza dell’insieme, lo rendono un’Opera di musica Pop nel senso più alto della parola, anche se potrebbe sembrare, di questi tempi, un’operazione donchisciottesca. Uno dei due temi principali è l’universo femminile, sviluppato attraverso l’introspezione biografica e l’esplorazione dei grandi temi collettivi (gli elementi della natura che la rappresentano, la grande madre, l’enigma dell’amore, l’enigma della creatività, il rapporto imprescindibile ma conflittuale con l’elemento maschile).

Solo per cercare di dare un’idea, e ben sapendo che il tentativo di descrivere ciò che si sente per via sensibile ed emozionale è impresa ardua, vi introduco all’ambiente sonoro della traccia 13, “La luna”, e della 14, “Il resto di tutto”. Alla traccia 13 si arriva da “Pesci Muti”, momento acquatico dell’Album (il felice commiato all’Anguana/Sirena?); ora ci avvolgono atmosfere notturne e rarefatte, la voce suadente di Patrizia Laquidara galleggia su una musica che mi ricorda Eberhard Weber, per poi sfumare al sorgere di lontani orizzonti sonori sognanti e arcani alla Jon Hassel… la traccia si spegne in alcuni secondi di silenzio. Un silenzio già carico di attesa, non una pausa. E come attacca la traccia 14, quella finale? Attacca con una base ritmica di archi, che ti scuote all’improvviso dal sogno e ti risveglia con un’emozione forte. Gli archi sono il tempo che incalza, che nella traccia precedente sembrava essersi fermato. Allora si condensano struggimento e nostalgia, perché il tempo scorre e presto finirà lo spettacolo, mentre il canto di Patrizia sta tirando già le somme di questo suo viaggio. Ovviamente tu vorresti continuare a sentire il suo canto e la sua musica, ma già sai che il tempo non te lo permette: il tempo lascia solo il transito, mai la permanenza. Permette il desiderio, ma assicura solo la sua… elusione. Così gli archi, ora sublimi ’orchi’ di Cronos, ti incalzano fino alla commozione.

Ogni canzone di questo Concept Album regala sorprese. Un altro esempio? Ascoltiamo la traccia 10, “Nordestereofonico”: il brano si alterna più volte tra il ritmo frenetico, circense, giocoso, della festa popolare e una rallentata atmosfera nostalgica di memorie infantili, luna park e carillon: un alternarsi della corsa (estroversione) e del prendere fiato (introversione) già sufficientemente ricco di scenografia sonora - strano a dirsi, ma questo ascolto mi fa venire in mente pure una celebre scena di “Blade Runner”, capolavoro cinematografico di Ridley Scott -. Potrebbe finire così, già contiene ‘tanta roba’. E invece no, la canzone si trasforma ancora, incalza in un parossistico ritmo techno su un cantato rap che ora si fa a perdifiato fino chiudersi con un ultimo, piccolo, colpo di scena che non svelo. Una canzone così stratificata e composita per dire cosa? Per farci vivere, in un giro di giostra, quattro minuti, andata e ritorno, l’evoluzione del paesaggio visivo e sonoro, biografico, popolare, dell’ambiente veneto deve è cresciuta l’artista, il paese vicentino di Malo, letterariamente reso celebre da Luigi Meneghello, nel libro che viene citato nella canzone stessa. In entrambe le descrizioni è evidente un continuo processo di trasformazione. E la 'Trasformazione' (o la 'Metamorfosi'), come già si poteva capire dalla mia riflessione introduttiva, è l'altro grande tema di "C'è qui qualcosa che ti riguarda": come non ripensare a Ovidio quando si ascolta, per esempio, il Cigno, ma anche difronte alla plasticitá e al polimorfismo della struttura complessiva dell'opera? E allora perché non citare pure I Ching, Il Libro dei Mutamenti, che sicuramente è un testo frequentato dall' artista?
Entrare nel flusso di questo nuovo lavoro di Patrizia Laquidara, è farsi accompagnare dalla sua pluralità di voce, in una raffinata, meravigliosa, terapeutica complessità, senza il timore di perdersi, anzi fidandosi del suo stesso invito: "lascia che ti culli l'onda del respirare / quell'onda di qualcosa che ti ha portato qua" (Pesci Muti).



Schio, 12 Novembre 2018



Patrizia Laquidara - Sopravvissuti YouTube - https://www.youtube.com/watch?v=GoDbPUxgnj8

JAlbum 7.3